Ultima
All'incauto che si è fermato qui chiedo un parere...
Summary
John R. W****
Portare al sicuro B** e la sua famiglia. - II°
Genitori e figli. I legami degli affetti. - VI°
Alla ricerca della felicità - VII°
Dentro un pozzo senza fondo. - VIII°
L'ultimo giorno della Terra. - XI°
La grande fuga. L'ultimo istante. - XII°
Finale e Titoli di coda. - XIII°
Messaggio di John all’ Umanità
Nei marosi della mia vita
mi aggrappai a questo relitto
ringraziando Dio ogni giorno.
Una
premessa…
So che non riuscirete a crederlo, che stenterete a crederlo, ma tutto
quello che leggerete, non lo sognai, lo vidi, lo contemplai, una notte, nel breve
attimo di un lampo.
Non ricordo esattamente cosa e quello che successe quel giorno, ma quella
notte, la ricordo benissimo. Mi svegliai piangendo e felice. Ero ancora nel
dormiveglia e nella mia mente mi apparve una sequenza coerente di immagini e
suoni nel brevissimo spazio di tempo di un’intuizione. Che sorpresa poi mi
assalì, l’indomani. Tutta quella notte la passai a rivedere, più e più volte,
quelle sequenze: a pezzi, per intero, avanti e indietro, e realizzai, a poco a
poco, che componevano una storia. Le scene, i dialoghi, i personaggi, li vedevo
e rivedevo, le sfogliavo come i capitoli o le pagine di un libro e tutto
rimaneva sempre coerente. Non svanivano come succede ai sogni, restavano
impresse, fisse nella mente, sempre identiche, come fossero state scolpite.
Dunque, cosa avevo visto? Avevo visto la storia di una famiglia, una breve
porzione della loro storia, che chissà forse non erano vere, non saranno mai
esistite, ma lo stesso avevano subito una pesante persecuzione, avevano ricevuto
un grave danno nella loro vita, erano stati dispersi, separati tra loro. Ma
grazie al loro affetto e reciproca fiducia, avevano superato tutto, ritrovandosi
insieme. Ero stato testimone della parte finale di questa triste storia che
compone la vita di queste persone. Triste, ma bella, molto bella che mi
commosse tanto. Mi sentivo grato di aver assistito e presi la decisione che non
potevo, non dovevo tenermelo tutto per me, che dovevo in qualche modo, renderlo
pubblico nel migliore dei modi possibili.
Prologo
John R. W****
Quello che vidi.
Ero nel mio letto, ma mi trovavo ritto ai margini di una radura e non lontano
sotto un imponente castano due volpi stavano addobbando l’albero per una festa.
Il posto era incantevole, incontaminato e mi sentivo strano, beato, sentivo che
qui fatiche e dolori lesti scemavano, sembrava scomparissero, scivolassero via
lontani. Le volpi stavano lavorando anche ai piedi dell’albero, infatti tavoli,
sedie, cuscini, eran già pronti e su ogni tavolo vi era una tovaglia di color rosa.
Una volpe femmina di gran lignaggio, deponeva con gran delicatezza e grazia su
ogni tavolo, i fiori, le torte, assieme a bevande ed altri dolci. Era
bellissima che a vederla chiunque conquistava. L’altro, era un robusto, grosso volpone
che ben piantato sulle zampe posteriori, lesto saliva e scendeva da una scala a
pioli, per agganciare sull’albero: gli addobbi, i festoni e anche degli striscioni,
alcuni dicevano: “Benvenuti”, altri: “Viva le mamme” ed uno grandissimo: “Buona
festa della mamma”.
La volpe, mentre piazzava una torta, si ferma e chiede al marito con un
filo di voce: “Caro, anche quest’anno farai il tuo solito discorso...?” Una
pausa e sistema dei fiori
“...Lo sai, lei è tanto buona che ti lascia fare…” un’altra pausa e intavola dei dolci
“...ma non sei tu il festeggiato.”
Finì, guarnendo una torta, con un velo di volpina ironia.
“Oh… il mio discorso, riscuote così tanti successi. E ricordi, ogni volta, i
lacrimoni di papà Stu, che male fa?” rispose il volpone.
“Sì caro, ma sono dodici anni… e con quest’anno, fanno tredici.” replicò
sommessa.
“D’accordo, cara. Vedrai che quest’anno sarà differente.”
“Speriamo.” Annuì con un sorriso ironico la volpe, capendo al volo le
intenzioni del marito. E riprese ad apparecchiare i tavoli.
D’un tratto l’elegante volpe ridacchiò e disse: “Caro, qualcuno ci sta
osservando.”
“Sì, e dà un bel po’, cara, ma non preoccuparti, è un essere che viene da
molto lontano e almeno lui, non è un tipo pericoloso.” rispose il volpone,
dandomi le spalle, in cima alla scala a fissare una corona di fiori e
palloncini, mi fece: “Benvenuto, si avvicini e non tema.” Mi invitava a venire più
avanti, accennando con la zampa.
“Mi scusi, se non posso scendere a stringerle la mano come si deve, ma come
vede sono un po’ indaffarato. Intanto si accomodi pure.” Continuò molto
ospitale.
Risposi: “Faccia, fate pure, non volevo disturbarvi.” E continuarono
speditissimi.
Io, intanto, sento in fondo, oltre il castano, delle risa: risa giovanili,
provenire da un cottage poco lontano.
Mi accorgo di essere in un’isola per via della prospettiva: sono in piedi su
una piatta collina, mi giro e davanti a me ho delle alte montagne ed ai loro
fianchi un mare calmissimo. Le montagne sono davvero alte. Tre punte. Dietro e
quindi sotto la collinetta, il cottage solitario. Credo che sia l’unica
costruzione dell’isola non ne vedo altre, a parte un arco di pietre proprio a
fianco al cottage. Un rustico arco di pietre senza malta o cemento a tenerlo in
piedi. Davvero strano, dovrebbe cadere al primo alito di vento ed invece sta
lì, tranquillamente, sfidando tutto.
Intanto ora, nel mio animo avverto una presenza, calda, amichevole,
vigorosa ed immanente. Spirituale. Si presenta come ‘Interno Ammonitore’ e
velocemente: “Si senta il benvenuto, visitatore da ere lontane, non tema nulla,
ai loro occhi lei è trasparente, ma queste volpi la percepiscono interiormente.
Sappia che è nei pressi del loro rifugio. Loro sono i coniugi W****. John e
Marion W****, e sono i fondatori, custodi e padroni del “L’Isola che non c’è” dove:
l’impossibile diventa possibile. Li scusi se non possono dedicarle il giusto
tempo alle presentazioni, ma oggi è una grossa festa di famiglia, presto arriveranno
tutti gli altri ospiti e sono un po’ in ritardo nella preparazione.
Oh! Le altre voci, lontane e giocose, che sente, sono quelle dei loro
nipoti, i figli del loro unico figlio, e la prego di non avvicinarsi, di non
disturbarli, loro sono molto timidi e non hanno mai visto altri esseri come lei.”
Anche i piatti e altre stoviglie furono piazzati per tutti i posti. Quando,
la volpe femmina alzò la testa e rise: “Appena in tempo, ecco arrivare i primi
ospiti.” Alzo la testa anch’ io e in alto nel cielo limpido di questa splendida
giornata verso il mare, vedo formarsi un vortice nerissimo da dove escono e scendono,
pian pianino, due piccole figure che, ancora lontani e col sole contro, non
identifico.
La volpe veloce, ma con raffinato incedere, scende la collina e va a
riceverli. La seguo e curioso chiedo: “Mia nobile signora, chi sono quegli esseri
che scendono dalle nubi?”
“Sono gli H***s, i genitori della moglie di mio figlio, i miei consuoceri, e
sono tanto cari, sa.” Risponde sorridendomi.
Li vedo scendere leggeri, leggeri e sempre meglio ne riconosco le sembianze,
ma dopo un po’ rimango così sorpreso che stento a credere a quel che vedo. A
poco, a poco, le sagome diventano più chiare e quegli esseri somigliano… no! Sono
proprio dei conigli! Attempati, campagnoli, ma sempre dei conigli. Tra l’altro
il maschio ha il piede fasciato e si accompagna ad una stampella a cui si
abbraccia.
“Lei non sarà un’altra di quelle meschine, piccole, infime, persone ipocrite
che si lasciano guidare dai propri pregiudizi e, credendo di essere nel giusto,
fanno del male al proprio prossimo, vero?”
“No, mia signora, mi creda non vi era malizia, ma solo curiosità. Vede nelle
fiabe, novelle e racconti che conosco e che hanno protagonisti conigli e volpi,
rammento che …, finiscono sempre male per qualcuno o in tragedia per tutti.” Mi
scuso, imbarazzato, divento rosso.
“La storia della nostra famiglia è anche triste, ma non finisce in tragedia,
anzi, tra le tante storie tribolate di famiglia, la nostra risulta invidiabile.
Ma comprendo la sua sorpresa e la perdono, per stavolta.” Ribatte lei,
sorridendomi.
“Grazie e mi scusi.” Sì, ha proprio ragione lei e cambio tono. Mi rendo
conto di esser stato maleducato, superficiale. Mentre vedo scendere i conigli,
mi accorgo di quanto i pregiudizi sono forti nella nostra vita di tutti i
giorni, ci condizionano involontariamente anche nella capacità di giudizio. E
son qua, a vedere la storia di una famiglia volpe coniglio, improbabile direte
voi, ma se una volpe ed un coniglio hanno scelto di mettersi insieme, riuscendo
anche, ad avere una prole, insomma, mettere su famiglia, la loro storia, oltre
ad essere interessante, deve anche essere bella.
(continuo?)
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